Un’alleanza qualunque

Il vantaggio di Berlusconi è che, avendo la testa sgombera da qualunque forma di discernimento politico-culturale, è in grado di stringere alleanze con chiunque, dal Ku Klux Klan a Bobo Haram, previa una cena ad Arcore con pacca sulla spalla e barzelletta (a Bobo Haram racconterebbe quella sui cannibali). Lo si ricorda troppo raramente, ma alcuni tra i più incalliti capetti del neofascismo italiani strinsero patti elettorali con Forza Italia (o come accidenti si chiamava) pur di aggiungere uno zero virgola qualcosa per cento in più alla coalizione. Grazie a Berlusconi la destra italiana è l’unica, nell’intera Europa, ad avere abolito la discriminante antifascista. Al confronto di precedenti compagni di viaggio di Berlusconi, Matteo Salvini, malgrado la sua vigorosa partnership con madame Le Pen, è un bonaccione con molte felpe. Il problema, però, è che Berlusconi persegue, ormai da più di vent’anni, l’avventurosa idea di essere un “moderato”, e addirittura, dei “moderati”, il capo. E dunque, una volta conquistati il plauso del Giornale e di Libero, gli toccherebbe poi convincere anche quegli elettori che “moderati”, bene o male, lo sono per davvero, ad accettare l’asse con la Lega, che incarna oggi, in Italia, la destra estrema, antieuro e xenofoba. Riuscirà il nostro eroe, dopo aver ridotto in cocci il centrodestra, a distruggerne anche i cocci?